Posso usare le immagini che trovo su internet?

Un breve viaggio nel mondo dei diritti d’autore e delle licenze sul web

Copyright, Copyleft, Creative Commons, utilizzo privato, utilizzo commerciale, licenza d’uso… è difficile barcamenarsi fra le regole di utilizzo delle immagini (e del materiale creativo in generale) sul web. Ma facciamo un po’ di chiarezza.

Copyright VS Copyleft

Copyleft, questo sconosciuto. Alcuni ne hanno sentito parlare, altri ne sanno un po’, ma non troppo. Davvero in pochi hanno una chiara idea di che cosa si tratti e quali siano le differenze con il ben più noto copyright.

Il Copyright è il riconoscimento del diritto d’autore, che attesta irrevocabilmente la paternità di un’opera, sia essa un testo, un’immagine, una canzone e così via. Tale attestazione protegge l’opera impedendo che chi non ne abbia il diritto – o non ne sia autorizzato dai detentori del Copyright – si appropri di essa o di sue parti, ad esempio riproducendola o modificandola. È per questo che il Copyright va depositato presso l’Ufficio brevetti o altri enti, come ad esempio la SIAE per la musica, che si occupano di sancire e proteggere il legame tra l’autore, l’opera e la data di creazione/invenzione. 

Così facendo gli autori si sentono protetti, ma ne può risentire la cultura tutta, la quale per crescere spesso si fonda su appropriazioni e rivisitazioni del pensiero altrui (c’è chi ha parlato in questi anni di “culture del remix”), operazioni che alle volte vengono considerate, in forza del Copyright, indebite. Da questa constatazione nasce il concetto di Copyleft.

Il Copyleft anzitutto è la base filosofica del free software, movimento nato intorno agli anni ‘80 dalla mente di Richard Stallman, ossessionato da una concezione totalmente libertaria dell’informatica. Se il codice sorgente è il prerequisito per tutto ciò che facciamo con un computer, per Stallman esso doveva essere sempre accessibile e addirittura direttamente modificabile dall’utenza che ne fosse capace. Da qui nacque la Free Software Foundation, da cui scaturirà il progetto GNU, fondato sulla premessa che ogni utente potesse usare il nuovo codice sorgente creato da Stallman, crearne versioni nuove, migliorarle e proporle ad altri, insomma, farne tutto ciò che desiderava. Da quell’esperienza, poi divenuta fondamentale per lo sviluppo dei sistemi Linux-based, si generò l’idea del Copyleft (la prima licenza era la “GNU General Public License”) come sistema di protezione fondato su premesse opposte a quelle del Copyright.

Il Copyleft basa dunque se stesso su questi ideali e sulla libertà di condivisione, tuttavia – attenzione! – NON nega assolutamente l’attribuzione della paternità dell’opera, e anzi la preserva come nel Copyright. A cambiare sono solo le modalità, gli ideali di fondo e le sfaccettature delle “restrizioni”. Oggi esistono infatti differenti gradi di Copyleft, confluiti poi nelle licenze Creative Commons, che ogni autore può conferire alle proprie opere. 

Le licenze Creative Commons (CC)

In ambito di utilizzo di immagini, soprattutto sul web, le licenze Creative Commons sono le più diffuse. Ne esistono di diversi tipi, ciascuna con regole e permessi un po’ diversi riguardo alla possibilità di utilizzo, modifica, attestazione di paternità e distribuzione.
Ogni volta che acquistate immagini da banche dati o scaricate immagini da Google (che fra gli strumenti di ricerca immagini ha un filtro specifico sui “diritti di utilizzo”!), occorre informarsi sulle specifiche licenze prima di utilizzarle.

Vediamo i diversi tipi di licenze Creative Commons in cui potrete imbattervi.

CC BY: permette di distribuire, modificare e creare opere derivate, anche a scopi commerciali, a partire dall’originale. Deve però essere riconosciuta la paternità dell’opera segnalando un link alla licenza e indicando le modifiche effettuate. Ad esempio: se c’è una canzone licenziata CC BY sarete liberi di prenderne delle parti, campionarle e farne una nuova canzone, e addirittura di distribuirla o venderla, purché segnaliate con chiarezza da dove derivano quei campionamenti.

CC BY SA: distribuzione, modifiche, opere derivate sono concesse anche qui, sempre attribuendo la paternità dell’opera, a scopi commerciali, ma la nuova creazione dovrà avere anch’essa una licenza uguale all’originale (cioè l’autore dovrà concedere a tutti di potere a loro volta distribuire, modificare o elaborare opere derivate dalla sua opera); questa licenza può essere associata all’idea dell’Open Source.

CC BY ND: a differenza delle prime questa licenza NON consente di creare opere modificate, remixate o basate sull’opera originale, ma soltanto di distribuire quest’ultima. Potrete quindi liberamente riprodurre un’immagine licenziata CC BY ND sul vostro sito, segnalandone l’autore, ma senza modificarla.

CC BY NC: distribuzione, modifiche e creazioni dall’originale sono concesse ma NON a scopi commerciali, sempre a condizione che sia riconosciuta la paternità dell’opera come nelle precedenti licenze. Chi modifica l’opera però NON è qui tenuto a utilizzare le stesse licenze per le proprie creazioni.

CC BY NC SA: permette anch’essa di distribuire, modificare e creare nuove opere, sempre NON a scopi commerciali. A differenza della semplice CC BY NC in questo caso è obbligatorio attribuire all’opera derivata la stessa licenza dell’originale.

CC BY NC ND: si tratta della licenza più restrittiva in quanto vi consente di scaricare e condividere i lavori originali senza poterli modificare o utilizzare per scopi commerciali, ovviamente come sempre attribuendo la paternità dell’opera.

Questo tipo di licenze più o meno Copyleft hanno reso possibile, semplificando la vita a moltissimi professionisti, la diffusione di vere e proprie banche di contenuti liberi, da cui chiunque può attingere. Fra i migliori siti nel campo delle immagini vi segnaliamo:

Anche a noi capita spesso di usare foto e immagini free – come per l’immagine di copertina di questo articolo! – con credits all’autore (che tendiamo a riportare anche quando non espressamente richiesto dalla licenza). 

Per quanto riguarda invece banche immagini a pagamento, in cui il diritto d’autore è riconosciuto ma anche ricompensato, ti consiglio di leggere questo articolo in cui abbiamo messo nero su bianco le differenze fra i vari stock online e le potenzialità del loro utilizzo nella comunicazione aziendale.

Attenzione! Anche la condivisione di immagini sui social non si sottrae alle regole del Copyright e ai buoni costumi del Copyleft… non tutto quello che circola sul web è libero per la condivisione, e anche nei casi in cui lo sia, è sempre buona norma attribuire fonti e autorialità delle opere.

Curiosità

Anche Francesca e Sonia sono contributors sulle banche immagini Shutterstock e IStock. 

Francesca con immagini commerciali e aziendali, Sonia con contributi di tipo editoriale.

Ecco i link per poter apprezzare a pieno i loro lavori:

Credits: Foto in apertura di PDPics da Pixabay

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