Nel blu dipinto di blu

Dai grandi dell’arte al Pantone 2020

Era la fine degli anni Cinquanta quando Domenico Modugno cantava per la prima volta la sua famosa canzone che celebrava il colore blu. Dopo sessant’anni, il colore che rappresenta la notte, il mare, il cosmo, la tranquillità, il silenzio e la spiritualità torna al centro dell’attenzione come colore Pantone dell’anno 2020: il Classic Blue 19-4052.
La nota azienda statunitense che nel tempo ha sviluppato una classificazione di colore diventata tra le più conosciute e importanti al mondo, ha individuato nel Classic Blue il colore che ritiene influenzerà lo sviluppo di prodotti in settori come la moda e il design durante il prossimo anno.
Leatrice Eiseman, direttrice esecutiva del PANTONE Color Institute, ha spiegato che il Classic Blue è stato scelto perché offre «solidità e fiducia», sentimenti di cui abbiamo bisogno per affrontare i tempi che stiamo vivendo. «Il Classic Blue – ha detto – ci incoraggia a guardare oltre l’ovvio, per allargare il nostro pensiero; ci sfida a pensare più profondamente, ampliare il nostro sguardo e aprirci alla comunicazione». Lo ha definito un «blu senza tempo, elegante nella sua semplicità», descrivendolo come un colore «rassicurante», che ricorda il cielo al tramonto, che stimola la riflessione ed «evidenzia il nostro desiderio di una base affidabile e stabile su cui costruire mentre attraversiamo la soglia in una nuova era».

Rassicurazione, fiducia, solidità, pace, tranquillità, affidabilità sono solo alcune delle emozioni che trasmette questo colore e che hanno fatto sì che diventasse tratto distintivo di artisti tra i più famosi nella storia dell’arte, facendolo diventare un classico senza tempo.

Il primo tra tutti è Giotto che usava il blu come sfondo dei suoi eterei dipinti, in particolare nella Cappella degli Scrovegni. Il blu era un colore nobile: il pigmento arriva da molto lontano e la distanza e il difficile procedimento di lavorazione lo resero molto costoso, per cui fu uno dei colori più ricchi e preziosi, insieme al rosso porpora e all’oro, utilizzato nelle rappresentazioni sacre, tra cui l’iconografia della Vergine (non per nulla oggi la Madonna è rappresentata comunemente con gli abiti e il velo azzurro). All’epoca era quindi associato al sacro e allo spirituale.


Cacciata di Gioacchino dal Tempio, Cappella degli Scrovegni, Padova

Del blu Renoir diceva: «Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu: era nato l’Impressionismo». Questo perché gli impressionisti non utilizzavano il nero per le ombre ma tonalità di blu e verde.


Pierre-Auguste Renoir, Bal au moulin de la Galette (1876)

Azzurro è il cavaliere (Der Blaue Reiter) del nome scelto da Marc e Kandinsky per il loro movimento artistico. «Ad entrambi piaceva il blu, a Marc i cavalli a me i cavalieri» dirà infatti Kandinsky per spiegare questa insolita denominazione.


Wassily Kandinsky, The Blue Rider (1903)

Cézanne lo usava spesso nelle sue opere dedicate alle bagnanti, mentre Hokusai lo aveva già utilizzato anni prima in modo incisivo per la famosa Onda.


Hokusai, La grande onda di Kanagawa (1830 circa)

Il blu è il protagonista delle figure dolenti del periodo blu di Picasso e dei cieli notturni di Van Gogh. Per il pittore olandese il blu è un filo conduttore che collega tutte le sue più celebri opere ed esprime la sua ricerca di senso e di vita: «Cerca di vedere con i miei occhi. Siamo fortunati a essere vivi per vedere questo mondo bellissimo. Guardate il cielo… non è scuro, non è semplicemente nero, il nero in realtà è blu scuro… e laggiù blu più chiaro e attraverso il blu e il nero, esplode il vento che crea vortici nell’aria e poi brillanti, ardenti, prepotenti… loro… le stelle vedete come urla la loro luce. Ovunque guardiamo, la complessa magia della natura risplende davanti ai nostri occhi». (Vincent Van Gogh in Doctor Who, 5X10).


Vincent van Gogh, Notte stellata (1889)

Per arrivare infine a Yves Klein che, negli stessi anni di Modugno, produceva la maggior parte delle sue opere monocrome con il colore da lui messo a punto, l’IKB – International Klein Blue, una variante del blu oltremare, resa più vibrante e luminosa grazie alla sospensione del pigmento in una resina sintetica. Questo blu per lui è IL COLORE, il “luogo” assoluto in cui si fondono spirito e materia, arte vita, sensibilità pura. Egli stesso lo definirà «Essenziale, potenziale, spaziale, incommensurabile, vitale, statico, dinamico, assoluto, pneumatico, puro, prestigioso, meraviglioso, esasperante, instabile, esatto, sensibile, immateriale».


Yves Klein, IKB 191

E per voi, il blu che significato ha?

Credits: illustrazione di testata di Sonia Ligorio – foto di Wikipedia

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