La copertina di un libro: quando l’abito fa il monaco

“Non si giudica un libro dalla copertina” recita un vecchio detto. Ma dobbiamo ammetterlo: spesso è proprio la copertina il primo contatto che si ha con un libro. Basta pensare a quante volte siamo entrati in libreria senza sapere bene cosa comprare e ci siamo ritrovati in mano un libro che ha attirato la nostra attenzione proprio per la sua copertina.
Tutto, ogni elemento della copertina viene pensato perché possa comunicare con il suo potenziale lettore: i colori, il carattere, il formato e, soprattutto, l’immagine. La copertina è il biglietto da visita con cui un libro si presenta, la rappresentazione visiva della sua essenza.
Quindi la realizzazione di una copertina – specie nel suo concept visivo – è un lavoro complesso e connotato da una certa responsabilità.
Da qualche anno l’editoria ha cominciato (o ricominciato) ad affidare in larga parte alle illustrazioni il compito di raccontare il contenuto di un libro. A differenza di una foto presa da una banca immagini, l’illustrazione consente di creare un’immagine ad hoc pensata appositamente per quel racconto, in grado di trasmettere quelle emozioni che si pensa possano intercettare l’attenzione dell’utente finale.
Il compito dell’illustratore non è quello di illustrare il testo ma di incuriosire il potenziale lettore, creando un’immagine che sopravviverà agli anni, a cui il libro sarà indissolubilmente associato.
Molti illustratori italiani di talento si sono cimentati in questo arduo compito con successo. Tra i più recenti troviamo Emiliano Ponzi, che illustra le copertine dei libri di Bukowski per Feltrinelli, oppure Olimpia Zagnoli con le opere di Miller e Guido Scarabottolo per Guanda.

Ma vediamo quali sono le varie fasi di progettazione di una copertina.

Leggere (e comprendere) il contenuto

Chi progetta la copertina di un libro deve essere a conoscenza del suo contenuto ed entrare in sintonia con esso.
Il miglior modo è leggendo il libro, per trarre ispirazione da ogni sua riga. Ma non sempre si ha il tempo di leggere il libro per intero. Di solito l’editore fornisce all’illustratore una scheda editoriale composta da:

  • un breve riassunto del testo;
  • qualche estratto significativo;
  • una descrizione delle atmosfere, dei luoghi e dei personaggi, nel caso si tratti di un libro di narrativa.

Questi materiali consentono all’illustratore di entrare nel mondo del racconto, operazione essenziale per ideare un’immagine  che ne trasmetta la “vibrazione”.

Sulla stessa scheda, inoltre, possono esserci altri dati di cui il designer deve tenere conto, tra cui un elenco di titoli simili e vicini di scaffale, in modo da poter ricercare un’eccezione cromatica: se molti libri simili a quello su cui si sta lavorando hanno una copertina rossa, ad esempio, posso decidere di colorarla in controtendenza per farla spiccare.

Identificare i concetti chiave

Una volta presa familiarità con il testo, bisogna identificare i motivi chiave, i simboli, le idee, i personaggi, che in qualche modo ne determinano l’anima e che quindi ha senso visualizzare sulla copertina. I concept del testo sono il nocciolo, il seme del frutto-libro, dal quale nascerà il progetto di cover.
Il libro è noir? Forse si potrebbe usare una tavolozza monocromatica. C’è un oggetto o un simbolo ricorrente che si può rappresentare? Il temperamento di un personaggio domina il racconto? Ci sono luoghi emblematici? O uno spazio-tempo connotato da un’atmosfera significativa? Puoi individuare delle parole chiave che descrivono l’intero testo o ne sintetizzano i significati? E via dicendo.

Scegliere il visual

Che sia una fotografia o un’illustrazione è importante che l’immagine di copertina inneschi un’emozione, una suggestione o il desiderio di saperne di più.

“Mostra, non dire” è un saggio consiglio di solito riservato agli scrittori: afferma che un autore dovrebbe evitare troppe esposizioni (es. “Si sentiva molto nervoso”), e dovrebbe piuttosto mostrare attraverso azioni, parole, impressioni sensoriali e sentimenti (es. “Si strinse le mani mentre il sudore gli punteggiava la fronte”).
Quindi, come possiamo applicare questa tecnica all’illustrazione? Bisogna evitare di essere troppo letterali ed espositivi, in favore di un maggiore simbolismo. Le immagini non devono descrivere il testo, devono solo suggerirlo, evocarlo. Una cover piena zeppa di elementi rischia di perdere qualità compositiva ed efficacia comunicativa. Quando si ha a che fare con la progettazione di una copertina, semplicità e immediatezza devono essere le parole guida.
Arrivare all’immagine finale è un percorso pieno di ostacoli e tornanti; molto spesso l’illustrazione viene ripensata diverse volte per capire fino in fondo cosa si vuole trasmettere al lettore.
Quando si inizia a lavorare su una copertina può essere utile crearsi una moodboard, ad esempio una cartella in cui raccogliere immagini recuperate in giro, che in qualche modo ci ispirano, ci suggeriscono il tono del libro che vogliamo trasmettere, che popolano la nostra immaginazione e ci guidano nella progettazione, aiutandoci a non uscire dai binari. Bisogna anche tenere sott’occhio il lavoro dei colleghi per non rischiare di creare immagini molto simili o addirittura identiche nell’idea. A riguardo provate a dare un’occhiata a questo sito copertinedilibri.wordpress.com.

La composizione grafica

Proporzioni. Quanto deve essere grande il testo in copertina?

Molto spesso la griglia di copertina è data dall’editore, in base allo stile editoriale o alla linea grafica di specifiche collane, a cui l’illustratore deve adattare il proprio progetto. In altri casi l’impaginazione di copertina può essere concordata col grafico.
Come norme generali possiamo dire che se il titolo e il nome dell’autore sono tanto, troppo grandi rispetto all’immagine, è come se il libro “urlasse” il proprio nome con poca eleganza. La gerarchia che di solito viene adottata prevede che il titolo sia un po’ più grande del nome dell’autore. Questa, ovviamente, è solo una convenzione che all’occorrenza può essere sovvertita, a seconda del progetto che avete in mente. L’importante è che ogni scelta sia assunta con consapevolezza e solide motivazioni.

Il carattere del carattere

Non tutti i font sono leggibili allo stesso modo e non tutti sono in linea con lo stile del libro. Per esempio: un carattere gotico è poco adatto a un romanzo rosa, a meno che dietro a questa scelta non ci sia la volontà di sorprendere o provocare il lettore.
In più bisogna fare attenzione a non rendere la copertina il “festival dei caratteri”: è bene utilizzare al massimo due tipi font, uno per il titolo e uno per tutte le altre informazioni che andranno in copertina (tipo il nome dell’autore). Nel caso in cui si scelgano due font diversi, questi possono essere simili o diametralmente opposti per creare contrasto. Ad esempio, il titolo può essere scritto con un carattere molto particolare (tipo uno script), mentre le altre informazioni andrebbero inserite con un carattere più semplice e leggibile.
Di solito, comunque, la scelta dei font e della linea grafica è data dall’editore, che potrebbe avere font istituzionali o legati a una collana specifica. In questo caso, il compito dell’illustratore è soprattutto quello di creare una composizione e un’immagine che “parlino” con gli elementi di stile della copertina forniti.

La copertina di un libro di successo dovrà farsi notare e condurre i lettori verso il libro e, proprio per questo suo ruolo strategico, merita una pianificazione ponderata. Puoi usare questi suggerimenti per creare una copertina capace di conquistare il potenziale lettore. In alternativa contattaci e ti daremo volentieri una mano a progettarla.

 

Credits: Foto in apertura di Marisa_Sias da Pixabay

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