Comunicare con le illustrazioni

Ecco perché le illustrazioni aumentano l’efficacia, il valore e la bellezza della comunicazione

Siamo immersi in un mondo che comunica e lo fa costantemente, in ogni singolo momento e ovunque.

Il contrario ci è impossibile: come ci ha insegnato Paul Watzlawick “è impossibile non comunicare”. Qualsiasi cosa noi leggiamo e vediamo rimanda inevitabilmente a qualcos’altro, e anche quando tentiamo in tutti i modi di non dire nulla qualcosa di noi (il nostro abbigliamento, le nostre espressioni, il rossore delle nostre gote, i nostri silenzi) comunica.
Molto spesso la comunicazione è usata per vendere qualcosa, per persuadere qualcuno a fare qualcosa (parliamo in questo caso di comunicazione performativa, ma anche di marketing), così come è indispensabile per informare, divertire, intrattenere e tramandare.
La comunicazione avviene sempre su più livelli, con diversi canali e toni, e si basa su una sintesi di molti linguaggi: in primis verbali e visivi.

Le immagini e le illustrazioni sono a pieno titolo comunicazione

Esse si rifanno molte volte alla realtà, hanno un carattere iconico o si basano su simboli, gesti, segni e intenzioni condivise, aiutando e avvicinando interlocutori che altrimenti molto difficilmente si capirebbero (quante volte vi è capitato in vacanza all’estero di mimare qualcosa a qualcuno, cioè letteralmente di disegnare con i vostri gesti nell’aria per farvi capire?). Le illustrazioni creano ponti, familiarità e sicurezza. Ci rendono più vicini al mondo e agli altri. Aiutano la comprensione e aiutano a imprimere un concetto. Lasciano un segno indelebile nella nostra immaginazione. Spesso ricordiamo l’immagine, ma non la fonte.

     
“Andy Warhol – Campbell’s Soup Cans (polimero sintetico su tela, 1962, MoMA)”

L’illustrazione è un linguaggio – più o meno –  universale. Tutti i popoli del mondo, da sempre, disegnano, e vi basterà pensare alle pitture rupestri per averne una prova. Abbiamo iniziato a disegnare ben prima di iniziare a scrivere. E non si caschi nel tranello che le illustrazioni siano solo disegni per bambini. Pensate solo a quanto tempo passate, per i motivi più vari, guardando immagini. Tutti abbiamo bisogno di rappresentare e di vedere rappresentazioni. L’essere umano è un animale osservante e rappresentante!

Le immagini spesso arricchiscono un concetto espresso in parole, lo disambiguano o lo rendono maggiormente comprensibile. I disegni arrivano dove le parole si fermano: mettono su carta (o su qualsiasi altro supporto) ciò che le parole descrivono. I disegni replicano la realtà e concretizzano la fantasia e la creatività. Hanno l’onore e l’onere di rappresentare ciò che altrimenti esiste solo nella mente. Più volte di quante pensiamo ci serviamo di schizzi e ghirigori per chiarire qualcosa che non riusciamo a mettere in parola, o anche solo per enfatizzare, sottolineare, dire quanto ci teniamo.

I meravigliosi animali di Stranalandia, libro del 1984 di Stefano Benni e con illustrazioni di Pirro Cuniberti, è un esempio splendido di tutto ciò. Un grande paroliere lavora in stretta sinergia con un illustratore come Cuniberti, che riesce a rappresentare in maniera diretta ciò che lo scrittore descrive, con ciò aumentando quello che Roland Barthes chiamava “piacere del testo”.
Le illustrazioni avvicinano il lettore a un mondo abitato da creature fantastiche. È vero, prima di vederle ognuno di noi se le sarebbe immaginate in mille modi diversi, ma le illustrazioni non sono mai un limite, sono sempre un ulteriore slancio verso l’immaginazione. Un altro esempio, ancora più stravagante, e anzi con una carica valoriale in più per l’illustrazione, è il Codex Seraphinianus, del 1978. L’intero libro di Luigi Serafini, che sembrerebbe essere un’enciclopedia ma di fatto non può esserlo perché non “decifrabile”, è scritto in una lingua inventata e non riconducibile a nessun linguaggio esistente o fantastico. Al suo interno non si può leggere alcuna scritta, sono le illustrazioni a rapire il “lettore” pagina per pagina, trasportandolo in un mondo prima impossibile da concepire, e ora esistente. WOW!
Ecco la grandezza di questo modo di comunicare. Tutti possono leggere il Codex: bambini e adulti, cinesi e svedesi.

“Pappagatto, da I meravigliosi animali di Stranalandia, Feltrinelli 1984, pag. 64”

E nel marketing? 

Il marketing vende l’immaginazione

Nel marketing il discorso è perfettamente coerente. Le illustrazioni associate al giusto claim sono fondamentali. Non facciamoci ingannare: tutti giudichiamo i libri dalla copertina!
Si pensi ai fumetti, alle copertine dei libri, alle illustrazioni satiriche, alle locandine di eventi e alle carte da gioco, ma anche all’etichetta del tuo cibo o vino preferito. Tutti o quasi hanno un’immagine che accompagna il nome del prodotto o il testo di riferimento. Parole e immagini stanno bene assieme, dicono la stessa cosa in maniera differente, si compenetrano.

Ma a volte capita anche che non dicano la stessa cosa, anzi molte volte si scontrano, dicono l’opposto e convivono benissimo. Questo perché ogni brand deve innanzitutto raccontare una storia che è l’identità di chi lo promuove, e questa storia può essere dolce o ironica, aggressiva o ammiccante. Nella tensione generata fra parole e immagini si gioca l’interesse di chi guarda. L’obiettivo iniziale, infatti, è sempre lo stesso: catturare l’occhio, spiccare nella gara fra le mille altre immagini attorno alla propria, attirare a sé l’attenzione. Progettare una buona illustrazione è partire da questa premessa.


“René Magritte – Fils de l’homme (olio su tela, 1964, collezione privata)”

Il primo impatto non si scorda mai

La prima impressione è quella che più conta nel mondo della comunicazione. Dalla nascita del marketing ad oggi questo potrebbe essere il primo punto del manifesto del buon comunicatore: che si tratti di una locandina, uno spot, un libro, un’etichetta o una comunicazione politica, il primo approccio è quello che vince, che prepara la strada verso la fidelizzazione. Il campo da gioco oggi è più agguerrito che mai: nell’era dei social media e nell’instant society parole e immagini sono sempre in competizione.
Le figure e le grafiche sono fatte per essere notate, per costituirsi tecnicamente come punctum (in altre parole, per fare in modo di catturare la sempre più bassa soglia di attenzione delle utenze, che passano molto più tempo a scrollare con il pollice che a soffermarsi sui contenuti), ed è per questo che si deve puntare a contraddistinguersi. Attenzione però: senza mai rinunciare alla qualità. Un brand che funziona è un brand progettato a puntino.

Come la semiotica ci insegna: “il senso si crea dalla differenza”. E questo è quello che si deve cercare di fare oggi, nel 2020, per non essere un pattern che si aggiunge agli altri: fare la differenza. Un’ottima illustrazione è, con questo progetto, essenziale.
Profili diversi, storie e immagini sempre uguali…impariamo a raccontarci in maniera unica!

Credits: Foto in apertura di ElisaRiva da Pixabay

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